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VeneTo Stars 2024: intervista a Marco Casucci

Data: 14 Marzo 2024

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Nuovo approfondimento dedicato alla Challenge di VeneTo Stars

VeneTo Stars 2024: intervista a Marco Casucci

Come utilizzare gli space data per avere una significativa ricaduta a terra sulla gestione del patrimonio culturale e dei siti UNESCO presenti nella Regione del Veneto?
Questa è la domanda attorno a cui ruota l’edizione 2024 di VeneTo Stars, la Challenge lanciata nell’ambito dell’Agenda Digitale del Veneto e rivolta ai giovani innovatori europei Under25.
Il tema di questa sfida, che segue la fortunata e molto partecipata edizione dello scorso anno dedicata all’agrifood, valorizza la ricchezza presente sul territorio veneto, che vanta ben 9 siti patrimonio dell’UNESCO.

La Challenge, inoltre, può contare sul sostegno di partner di assoluto livello, che nel corso delle settimane intervisteremo per affrontare i temi relativi a questa edizione di VeneTo Stars.

Dopo il primo approfondimento con Arianna Traviglia (leggi qui), proseguiamo il filone di interviste grazie al contributo di Marco Casucci, membro del progetto IRIDE, tra i più importanti programmi spaziali satellitari di Osservazione della Terra. IRIDE può contare su un budget complessivo di circa 1,1 miliardi di euro che il Governo italiano ha stanziato sfruttando i fondi del PNRR (circa 800 milioni di euro) e investendo fondi nazionali (circa 300 milioni di euro) per sviluppare una costellazione italiana di satelliti. In particolare IRIDE offrirà 8 macro servizi relativi al monitoraggio marino e costiero, alla qualità dell’aria, al monitoraggio dei movimenti del terreno, alla copertura del suolo, all’idro meteo clima, al monitoraggio delle risorse idriche, alla gestione delle emergenze e alla sicurezza. Basata su una serie di strumenti e tecnologie di rilevamento diverse, la costellazione IRIDE sarà unica nel suo genere, tanto da poter essere considerata “una costellazione di costellazioni”.

Che tipo di vantaggio hanno portato e porteranno le nuove costellazioni di satelliti grazie agli space data che raccoglieranno?
«Questa costellazione, IRIDE, è stata concepita per essere sinergica con alcune costellazioni europee, in particolare con Copernicus, e anche con altre missioni nazionali che già esistono. Ne cito due: COSMO-SkyMed (che si basa su una costellazione di satelliti dotati di radar ad apertura sintetica (SAR) che lavorano in banda X, in grado di vedere attraverso le nuvole e in assenza di luce solare, ndr), e PRISMA, del quale si parla un po’ meno ma che riveste un ruolo di primaria importanza in quanto integra un sensore iperspettrale con una camera. I sensori che verranno messi su IRIDE e le orbite che verranno utilizzate da IRIDE, faranno in modo di ottenere dei dati che ad oggi non si hanno, ma anche di avere una sinergia per poter complementare quel che già si ricava da altre costellazioni di satelliti. In particolar modo, i sensori che verranno messi a bordo di IRIDE garantiranno l’acquisizione di molti più dati con una precisione a terra, quella che si chiama Ground Sample Distance, in linea con i migliori sistemi nel mondo sia dell’ottico che del radar, e in più si avrà un’alta frequenza di acquisizione di tutta la superficie italiana».

Quale potrebbe essere, dal suo punto di vista, il contributo dei dati satellitari per la tutela del patrimonio culturale e dei siti UNESCO?
«Intanto, quando parliamo di siti patrimonio dell’UNESCO, è importante dire che parliamo anche di territori, di ambiente. Con tutti i sensori che abbiamo già e con quelli che avremo per acquisire dati sull’Italia, si potrà fare una fotografia accurata dello stato attuale ma anche dell’evoluzione temporale di tanti aspetti. Si potrà vedere se ci sono movimenti in atto del terreno, se ci sono variazioni della copertura dei ghiacci e la loro velocità di riduzione. In generale, tutto il patrimonio forestale può essere monitorato e, grazie a dei satelliti che sono dedicati al monitoraggio degli aspetti riguardanti la vegetazione, si può vedere l’eventuale insorgenza di situazioni di stress, come quello idrico, e intervenire in maniera tempestiva avendo una visione su larga scala. L’utilizzo dei satelliti, rispetto alla scelta di altre soluzioni, permette tutta questa gamma di analisi e interventi. Restiamo sul tema ambientale che, in questo momento, è molto importante: si possono anche fare delle indagini e delle valutazioni sui danni causati da disastri come la tempesta Vaia (che ha distrutto 41mila ettari di boschi, investendo anche molti territori veneti, ndr). Quando ci spostiamo, invece, sui beni culturali intesi come siti archeologici ed edifici, gli esperti avranno modo di interpretare i dati forniti dai sensori iperspettrali e dai radar, per avere indizi circa eventuali attività di scavo, svolgendo una vera e propria sorveglianza, o riguardo il movimento degli edifici. Questo permette di effettuare importanti attività di verifica: penso alle mura antiche, alle chiese o a una città come Venezia che ha per sua natura un movimento di subsidenza (cioè un lento e progressivo abbassamento del fondo di un bacino marino o di un’area continentale, ndr)».

Dal suo punto di vista, perché un giovane innovatore europeo dovrebbe partecipare alla Challenge 2024 di VeneTo Stars e quali opportunità ESA può offrire a chi sviluppa nuove idee legate all’utilizzo dei dati satellitari?
«Diciamo che anche questo è un argomento che reputo molto importante, in cui ci sono due figure da distinguere: il ricercatore e l’imprenditore. Nell’ambito della ricerca, grazie all’insorgenza di molti nuovi sensori e strumenti, il mondo dello spazio apre aree di manovra immense. Chiaramente, vedendo quello che è il contesto della Challenge, una cosa è essere esperti delle informazioni che vengono dallo spazio, altro è lavorare fianco a fianco con chi possiede un’elevata conoscenza del contesto e di cosa si sta cercando attraverso i dati satellitari. Vale la pena partecipare a VeneTo Stars perché lo spazio è un mondo nel quale si sta investendo molto. Ci sono iniziative di finanziamento a tutti i livelli, sia di tipo pubblico che privato, e questo vale anche per l’Italia. La nicchia dei beni culturali è molto interessante, perché in Italia ha un valore immenso. Bisogna avere sia fantasia ma anche la concretezza di trasformare una bella idea in impresa. Il fattore chiave è la sostenibilità nel tempo, l’entusiasmo deve essere accompagnato dalla capacità di mettere a terra questa idea. Sia in ESA che in ASI esistono delle opportunità per ottenere sostegno economico per progetti innovativi, basati su un business model e un business plan che sulla carta siano sostenibili e che possano restare a lungo sul mercato».

Sito Ufficiale

www.venetostars.com

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